Le Chateaubriand (bistrot)

16 Dic

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Trou du cul! (Ogni altro incipit sarebbe stato inadeguato!). Parigi è incontenibile. Ma a me nummefrega gniè e se nun te frega a te sapessi quanto me frega a me (cit.).
Chiedo scusa per eventuali espressioni gergali voi possiate trovare nel prosieguo del testo; distolgano lo sguardo i minori e le donne graude!

Per stringere. Arrivati da Londra avevamo un unico scopo: magna’! Siamo stati in una brasserie di scarso interesse e poi, dopo breve pisolino abbiamo chiamato vari bistrot dell’urbe (grazie al mio superbo francese…sembravo il frate/mostro del nome della rosa di di di di di di ecc. x chi l’ha capita). Dove andare? “Le Septime”? Chiuso sabato e domenica (la pazzia). “Vivant” pure… E le Chateaubriand? Pieno ttoppato (al completo). “Però”, dicono al telefono, “se venite dopo le 21.30 e vi mettete in coda, è possibile trovare posto”. E allora: Chateaubriand!
Arriviamo a Goncourt (fermata della metro n.11) alle 22.00. C’è un po’ di fila. Entriamo al seguito di un gruppo di inglesi. Menù in mano. Io che fingo di scegliere. Il cammelliere che mi dice che è a menù fisso…si inizia: sciampagn!!!
(ao, lo sceffo se chiama Inaki Aizpitarte, mica capperi!)
Partiti con lo sciampagn abbiamo subito ripiegato verso il vino, guidati da Sebastian (e Belle). Il vino, va detto, è stata la colonna della cena. Era un vino greco dell’isola di Santorini, bianco, vitigno centenario, nome: Atzidakis, Assyrtiko, Pyrgos 2006. Sapore: puoi stare seduto a berlo e sentire infiniti profumi. Io dico: ginepro. Emanuele sommeliero: un abbraccio!
Partiamo con dei bignè con semi di papavero e salsa vinagrette con un pezzo di pesce in mezzo (amuses bouche); nonché gamberetti fritti impanati nel mais. Poi seppia al nero con funghi grigliati, un’erba aromatica di cui mi sfugge il nome e qualche cosa che ignoro. Ed infine (eccellente) fois gras in brodo con carote e anice. Passiamo al “Saint Jacques, celeri, pomelo” ossia, capesante, mascarpone, pomelo, cappero e una grenella di ciò che sembrommi nocciole e cacao. Quindi “lotte, verdure”: coda di rospo, tartufo, cipollotto e spinaci (o simil verzura). Indi:”boeuf, moelle, pomme de terre”, carne al sangue, patatinissime novelle, midollo, erbe.
Poi c’è un dolce pessimo che ha preso il Mozzo (io ho optato per i fromaggi) e un secondo dolce eccccizzzziunalo: “coing topinambur, amande” (quello cesso), e “tocino del cielo” (quello bono).
Io ho preso i formaggi: il primo: puzza di piedi. Il secondo: puzza di buco di sedere (trou du cul). Il terzo: muffe e cime di rapa. Il quarto: un classico roquefort.
Fine.
Prezzo: alto.
Voto: 8.
Caffé: bbrusciato.
Simpatia: Beatrix: 8, Freddi: 5; Sebastien:7.5

Mi sanguina le recchie: le chateaubriand me l’ha staccate!!!

P.S. A me il poeta francese che me piace de più è Vernel.

P.S.2 e domani a “le verre volé”!!!

Nota del giorno dopo:

Le Chateaubriand è un bistrot dello chef Inaki Aizpitarte, un tipo alto, con la barba, viso pulito e cappotto da marinaio. Va forte, è il suo momento. È a un pelo dall’essere considerato uno dei 10 migliori chef al mondo (forse nel 2011 era nono. Creativo, basco, greco nei sapori, acido nei piatti. Molto concreto, diretto ed equilibrato. Vale la pena… E poi Parigi è la cornice perfetta! Però: se non fossi a Parigi, se lui non fosse lo chef di uno scoppiettante e rinomato bistrot, ma il cuoco di una trattoria sotto casa direi: Inaki, fai dei piatti molto buoni. Punto. Non c’è stato qualcosa che mi ha stupito, qualcosa che mi ha lasciato intontito davanti a un sapore, a un profumo nuovo. Insomma, se avete modo di andare da uno chef due stelle michelin la differenza la notereste immediatamente. A Inaki non darei stelle michelin, forse una, ma non piena…al vino che ho bevuto, invece, darei 5 bicchieri, 3 grappoli e un inchino, W la Grezia!!!!!!!

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6 Risposte to “Le Chateaubriand (bistrot)”

  1. Totton Clubsey 16 dicembre 2012 a 10:37 am #

    E lo cheffetto Remy l’avete incontrato?

    • marcoinpadella 16 dicembre 2012 a 2:11 pm #

      C’era uno che girava con dei cani e una scimmietta…fosse lui?!?!

  2. Emanuele 16 dicembre 2012 a 11:50 am #

    Indivia! cioè, Invidia! leggo poi che quel vino viene da mezzo ettaro di terra, non lo proverò jamais! 😦
    per farti perdonare: mi fai sapere se a la verre volè si può andare anche solo per bere uno, che poi diventeranno due, tre, quattro bicchieri? insomma se senza prenotazione si può andare a bere qualcosa senza mangiare? (che io mi nutro di alcool, lo sai 🙂
    merci, saluta il mozzo, e grazie per la citazione! un abbraccio, bon fin voyage! (che francese ‘strutto!)

    • marcoinpadella 16 dicembre 2012 a 2:10 pm #

      Carissimo sommeliero! Vado stasera a “le verre volé” e sicuramente chiederò se si può andare senza mangiare…l’importante è farlo subito sennò les verres volants me gnuccan la caposch!!!
      Per il vino: stupefacente. Uno dei più complicati e profondi che abbia mai provato!

      • abbuffatot 16 dicembre 2012 a 9:05 pm #

        tutto questo leggere m’ha fatto venire voglia di una nuova sfita. quando, miei compari di naso e bocca?

      • marcoinpadella 16 dicembre 2012 a 10:34 pm #

        Presto, anzi subito…ma il Mozzo stasera accusa il colpo e mi sa che dovremo attendete che lo stomaco le torni dritto!

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